Sommario Per il Comunismo n.7 

 

 

L'INTERVENTO DELLO STATO NELLA POLITICA MONETARIA E NELLA GUERRA COMMERCIALE

 

 

"Nell'interguerra la borghesia, che "non può esistere senza rivoluzionare di continuo i modi e i rapporti della produzione e tutto l'insieme dei rapporti sociali" ha - essa sì - progredito, ha studiato ed imparato. Alla scala nazionale i corsi di professori Mussolini ed Hitler, cui i roghi non hanno tolto la qualità di precursori, le hanno insegnato irrevocabilmente che il potere statale al suo servizio non è solo arnese di polizia e strumento politico di dominio e di corruzione dei capi proletari nei parlamenti o nelle gerarchie, ma deve diventare macchina di regolazione economica della produzione della distribuzione e last but not least dello strumento monetario." (Marxismo e miseria, 1949)


 

Dopo l'ARRESTO della produzione e la conseguente RIPRESA EPILETTICA del processo di riproduzione del capitale, si è generato un susseguirsi di SPASMI nella catena di approvvigionamento, che ha portato a una INFLAMMAZIONE della circolazione e a un aumento dell'inflazione - tirando momentaneamente il capitalismo mondiale fuori dal pantano della deflazione - che si è tradotto con un ritardo di fase in un aumento dei tassi d'interesse (cfr. “Per il Comunismo” n.7, p.12). Rimosse le cause che hanno prodotto l'ELECTROSHOCK e nonostante gli addizionali scossoni che il capitalismo si è inflitto a se stesso (conflitti in Ucraina e in Medio Oriente), il gonfiamento della circolazione si è mitigato e con esso l'inflazione monetaria (cfr. “El Comunista” n.70, p.16-17) e, sempre con un certo ritardo, i tassi di interesse hanno iniziato a farlo.

Come si osserva nell' evoluzione del Freigthos Baltic Index, lo scossone generato dalla paralisi e dalla posteriore ripresa epilettica della produzione e della circolazione capitalistica supera ampiamente il successivo aumento dei prezzi di trasporto derivante dal blocco del Mar Rosso e dalla conseguente deviazione attraverso il Capo di Buona Speranza o dalla settorializzazione delle rotte con il relativo trasbordo delle merci trasportate fino alla loro destinazione finale. Mentre nel prezzo attuale del trasporto - oltre ad una componente speculativa - si manifesta un rincaro derivante dall' estensione delle rotte di trasporto che non si traduce in un processo inflazionistico, nel periodo 2020-2022 si trattò di un rincaro dei prezzi del trasporto che esprimeva l'alta tensione tra i poli della circolazione capitalistica, una concausa ma soprattutto un effetto del processo che portò all'inflazione del prezzo delle merci.

 

 

 

Inflazione e disoccupazione negli Stati Uniti e nell'UE

L'inflazione negli Stati Uniti rimane lontana dal suo picco più recente e dai picchi raggiunti nei decenni precedenti.

 

Anche nell'UE l'inflazione è ben al di sotto di un livello preoccupante per la borghesia:

 

 

Il tasso di disoccupazione è un'altra grandezza con cui si giustifica l'orientamento della politica monetaria e se osserviamo l'evoluzione storica del tasso di disoccupazione negli Stati Uniti e nell'UE nei grafici sottostanti, vediamo che si tratta di tassi storicamente bassi. Nel gennaio 2023, il tasso di disoccupazione statunitense era del 3,4%, per poi salire al 4,2% e raggiungere il 4,1% nel dicembre 2024.

 

 

La politica monetaria negli Stati Uniti e nell'UE

In questa situazione, entrambi gli imperialismi stanno provando a ridurre il saldo accumulato attraverso successivi programmi di espansione quantitativa, ma sono riusciti a malapena a dimagrire un quarto di tutto ciò che è stato inghiottito.

 

 

 

Si ricordi che il mantenimento di una parte di questi bilanci significa che le banche centrali continuano a intervenire sul mercato acquistando debito. Entrambi gli imperialismi iniziarono a dover ridurre i tassi di interesse nella seconda metà del 2024, un processo in cui si sono già immerse 30 banche centrali. (cfr. “Per il Comunismo” n. 6, luglio 2024, p. 27).

Ricordiamo che il grafico europeo corrisponde allo strumento di deposito, mentre la versione statunitense mostra il tasso di rifinanziamento, ma il movimento è analogo.

 

 

 

Evoluzione del tasso di cambio euro/dollaro

Il differenziale tra i tassi d'interesse della Fed e quelli della BCE ha indebolito l'euro, che “(...) si è deprezzato dell'8,65% rispetto al dollaro dal settembre 2024 ed è scambiato a appena 1,02 biglietti verdi”. (Expansión, 14-01-2025).

Questa situazione tende generalmente a favorire le esportazioni europee tramite la riduzione del prezzo delle merce europee in dollari, ma c'è sempre un limite. Così, la borghesia europea ritiene che un tasso di cambio superiore a 1,2 euro per dollaro potrebbe essere controproducente per queste esportazioni, rendendo più costose le loro merci. Ma allo stesso tempo, un livello inferiore alla parità euro-dollaro potrebbe rendere tutta una serie di acquisti necessari (quelli legati al petrolio e al gas, tra gli altri) eccessivamente costosi e avere un impatto negativo.

 

Depositi e tassi interbancari

 L'Euribor, il tasso di cambio al quale le banche europee si prestano reciprocamente, scende ancora più rapidamente:

 

 

Nell'UE i depositi non sono riusciti a decollare sulla scia dell'aumento dei tassi d'interesse, ma la situazione della remunerazione dei depositi negli Stati Uniti è ancora più cruda ed eloquente: “Circa il 32% degli 1.900 miliardi di dollari di depositi statunitensi di JPMorgan non percepisce interessi, mentre Citizens non paga interessi su circa un quinto dei suoi depositi, il che si traduce in una maggiore fonte di finanziamento a basso costo per JPMorgan”. (Financial Times, 20-10-2024).

 

Evoluzione del debito societario

L'emissione e l'acquisto di debito societario a gennaio sono stati ancora una volta record, con 83,4 miliardi:

 

 

La spiegazione contingente è anche corretta, ma insufficiente: “La raffica di nuove aste di debito arriva in un momento in cui gli differenziali (la differenza tra il rendimento del debito societario rispetto al più sicuro debito pubblico) sono vicini ai minimi di molti decenni, spingendo le aziende a raccogliere finanziamenti a basso costo finché possono (...). Il differenziale medio del grado di investimento statunitense si è attestato mercoledì a soli 0,83 punti percentuali” (Financial Times, 09-01-2025). Ma al di là del fatto che i differenziali sono favorevoli al finanziamento tramite emissione di debito, resta da chiedersi perché i differenziali siano bassi e l'ovvia tendenza alla crescita continua del livello di indebitamento delle imprese.

Allo stesso tempo, il debito con classificazione creditizia piena è in pericolo di estinzione:

“Gli strumenti con i rating peggiori continuano a crescere. La somma delle B (considerate altamente speculative) e delle CCC o inferiori (equivalenti a un sostanziale rischio di insolvenza) rappresenta il 12% del debito in essere, quasi quattro volte di più. (...) S&P ha fatto la revisione. I 22.000 miliardi di euro che ha sotto la sua supervisione al momento sono il 3,3% in più rispetto a un anno fa, ma la parte su cui può dormire sonni più tranquilli perché si trova all'estremo opposto dello spettro di insolvenza ha perso 6,4 miliardi. Ciò lascia il rating tripla A a meno di 700.000 milioni di euro, che rappresenta il 3,2% del debito societario totale monitorato dall'agenzia (...) Dall'altra parte dell'Atlantico ci sono le uniche due società con un rating AAA. Si tratta di Microsoft e Johnson & Johnson. Ma gli Stati Uniti possiedono solo 90 miliardi dei 700 miliardi di debito AAA nel mondo. Quasi tutto il resto è di proprietà delle banche europee.“ (Expansión, 20-11-2024).

 

Gonfiore e concentrazione delle borse

Nonostante i crolli e le crisi, il gonfiore del capitale speculativo sui mercati azionari continua a crescere, un gonfiore che si basa e richiede la prospettiva di tassi di interesse più bassi. Il gonfiore si sta sviluppando in modo molto disuguale all'interno dei mercati azionari. Le 10 maggiori società dello S&P500 hanno un peso di quasi il 40% nella valutazione totale (Financial Times, 17-01-2025), mentre “alla chiusura di lunedì, otto membri - tra cui anche Nvidia, Amazon.com, Meta Platforms, Tesla e Alphabet - rappresentavano ciascuno più del 4,5% del Nasdaq 100, con una rappresentanza totale vicina al 52%” (Bloomberg, 17-12-2024).

 

 

Contrazione generale dell'industria globale

La lettura degli indici PMI dell'attività manifatturiera, che denotano una contrazione al di sotto di 50 e un'espansione al di sopra di tale soglia, sono significativi della situazione generale: “Al di sotto si trovano grandi potenze industriali come la Francia -41,9 punti, con il dato più basso in quattro anni e mezzo-, la Germania -42,5-, l'Austria -43,3-, l'Italia -46,2- e i Paesi Bassi -48,6-. (…) Nel frattempo, nell'ultimo mese del 2024, l'indice PMI degli Stati Uniti si è attestato a 49,4 punti, tre decimi in meno rispetto a novembre, il che significa allontanarsi dai 50 punti. (...) L'attività manifatturiera nel Regno Unito è scesa sotto i 50 punti per il terzo mese consecutivo (...) L'attività nelle fabbriche del gigante asiatico è rallentata a dicembre (...) A novembre, questa grandezza ha registrato il dato migliore in cinque mesi, quando si è attestata a 51,5 punti. A dicembre è scesa di un punto”.

 

Sviluppo della crisi immobiliare in Cina

La crisi immobiliare del capitalismo cinese (sovrapproduzione di alloggi costruiti) è lungi dall'essere risolta e l'indebitamento nascosto dei governi locali, secondo il FMI, si è “gonfiato fino alla cifra record di 66 trilioni di yuan (circa 8,5 trilioni di euro)”.  (El País, 09-11-2024).

Il governo capitalista cinese sta cercando di invertire la situazione: “Il piano presentato ieri da Pechino ha una portata di 10.000 miliardi di yuan (1.300 miliardi di euro) e il suo obiettivo è quello di facilitare il rifinanziamento del ‘debito nascosto’ o delle passività fuori bilancio dei governi locali, che sono fortemente indebitati a causa, in parte, della crisi immobiliare”. (Expansión, 09-11-2024).

 

Sovrapproduzione nella raffinazione del petrolio cinese  

“Più di un quinto della raffinazione del petrolio del Paese viene effettuata da piccole aziende private, la maggior parte delle quali si trova nella provincia orientale di Shandong. “Più di un quinto della raffinazione del petrolio del Paese viene effettuata da piccole aziende private, la maggior parte delle quali si trova nella provincia orientale di Shandong. Queste aziende indipendenti, soprannominate “teiere”, sono note per essere astute e abituate a margini ridotti al minimo (...) La Cina è il più grande importatore di greggio al mondo e le teiere sono una pietra miliare di un mercato che ha fatto crescere la domanda modiale di petrolio per più di un decennio. Ma Shandong è fallita alla fine dello scorso anno e si prevedono altri fallimenti di aziende. “Quest'anno, l'eccesso di offerta nel mercato petrolifero cinese continuerà a crescere”, afferma Mia Geng, analista della società di consulenza industriale FGE. “Potremmo assistere a un maggior numero di chiusure di impianti, sia temporanee che permanenti” (Bloomberg, 06-01-2025).

Questa sovrapproduzione (o eccesso di offerta) di petrolio raffinato in Cina è espressione di una sovrapproduzione più generale (cfr. “Per il comunismo” nº6, luglio 2024, p.29 e “Per il comunismo” nº7, luglio 2024, ottobre 2024, p.15-16).

 

Cina: il vulcano della produzione

La sovrapproduzione relativa di merci e capitali ha fatto crollare i prezzi industriali e i prezzi al consumo quasi allo 0%, determinando un deflatore del PIL negativo (Bloomberg, 09-12-2024):

 

 

È questa sovrapproduzione trattenuta che si sforza di essere esportata, generando un surplus commerciale in continua crescita (Bloomberg, 13-01-2025):

 

 

 

È questa pressione che si irradia dal VOLCANO DELLA PRODUZIONE, il cui epicentro è in Asia, che muove gli imperialismi occidentali ad applicare dazi e sanzioni, a costruire un muro per cercare di contenere la VALANGA di merci e rallentare lo sviluppo tecnologico che minaccia di lasciarli indietro.

Di fronte a questa situazione, “le aziende europee e statunitensi [stanno cercando] di reindustrializzarsi, con un investimento totale congiunto di 3,4 trilioni di dollari (circa 3,2 trilioni di euro al cambio attuale) nei prossimi tre anni, secondo un rapporto dell'Istituto di ricerca Capgemini”, ma anche le aziende cinesi si stanno adattando per evitare di essere cacciate in una nuova versione delle quote con cui Stati Uniti e Unione Europea bloccarono il Giappone negli anni Novanta: “Molte aziende cinesi che commercializzano i loro prodotti in Europa stanno creando stabilimenti nella regione, contrariamente alla loro tradizionale operazione di importazione dalla Cina e di sfruttamento dei bassi costi locali” (Expansión, 13-05-2024).

 

Il colabrodo dei singoli pacchetti

Ci soffermiamo qui su un esempio molto illustrativo della situazione di guerra commerciale. Gli Stati Uniti hanno annunciato tariffe su Temu, Shein e Alibaba perché: “Le piattaforme cinesi beneficiano del fatto che le importazioni di beni al di sotto degli 800 dollari sono esenti da tariffe in base alla cosiddetta eccezione de minimis. (...) Negli ultimi 10 anni, il numero di spedizioni che entrano negli Stati Uniti in base all'eccezione de minimis è aumentato in modo significativo, passando da circa 140 milioni all'anno a più di 1 miliardo all'anno”.  (El País, 14-09-2024).

Shein risponde con sicurezza dall'epicentro del vulcano produttivo: “Se vengono imposte nuove tariffe, nuovi dazi o nuovi obblighi di rendicontazione, sono questioni che il nostro modello ci permette di affrontare e di continuare a offrire un buon rapporto qualità-prezzo ai clienti (...) Il motivo per cui possiamo offrire un così buon rapporto qualità-prezzo è che abbiamo innovato il modo in cui produciamo i vestiti, con un modello di produzione on-demand attraverso la tecnologia” (La Vanguardia, 24-10-2024).

Gli Stati Uniti avranno una reale capacità di gestire un tale volume di pacchi? Nell'UE, anche se con una soglia di prezzo iniziale più bassa, vorrebbero ma non credono di poterlo fare: “L'esecutivo dell'UE ha già proposto di eliminare la soglia di valore di 150 euro al di sotto della quale i pacchi sono esenti da dazi doganali, (...) ma questo non farebbe che aumentare il carico di lavoro dei funzionari doganali (...) L'aeroporto Schiphol di Amsterdam e il porto di Rotterdam gestiscono 3,5 milioni di pacchi al giorno, ovvero 40 al secondo. Non c'è modo di controllare tutto“, ammette un diplomatico dell'UE”. (Expansión, 05-12-2024).

Mentre gli Stati Uniti si sforzano di realizzare questa impresa, le loro stesse aziende sono costrette ad applicare lo stesso metodo: “Amazon vuole resistere alla crescente concorrenza dei suoi rivali Temu e Shein, imitando i loro modelli di business con una nuova sezione di sconti diretti dalla Cina (...) inviando prodotti in aereo agli acquirenti americani da magazzini in Cina (...) prodotti a costi molto bassi entro 9-11 giorni”. (Expansión, 28-06-2024).

E se alcune aziende statunitensi registrano profitti record, come Meta, che “(...) è salita del 66% nei primi nove mesi dell'anno per raggiungere un risultato netto di 41.522 milioni di dollari (38.250 milioni di euro), grazie al buon andamento del mercato pubblicitario digitale”, è proprio grazie alla spesa pubblicitaria di queste piattaforme cinesi: “Meta ha beneficiato di un aumento significativo del budget pubblicitario dei giganti cinesi dell'e-commerce Temu e Shein” (Expansión, 31-10-2024).

Per concludere questa illustrazione della guerra commerciale nell'anarchia della produzione di merci, manca solo la lotta intestina tra aziende cinesi in un tribunale degli Stati Uniti: “Shein (...) ha citato in giudizio la sua rivale Temu (...) lunedì presso la Corte distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia, l'azienda afferma che il suo avversario ha commesso una serie di reati che vanno dal furto di segreti commerciali alla falsificazione di marchi e alla violazione dei diritti d'autore. Temu perde in media 30 dollari per ogni ordine effettuato negli Stati Uniti”, afferma l'azienda (...) ‘Questa incessante ricerca di prezzi bassi è al centro del suo modello di business e della sua strategia competitiva, ma questi vengono raggiunti a qualsiasi costo’, scrive Shein a proposito di Temu. Entrambe le aziende offrono di tutto, dai vestiti estivi a otto euro ai braccialetti a 48 centesimi (...) Temu spiega: “Shein si è insabbiata in cause per violazione della proprietà intellettuale e ha la faccia tosta di fabbricare accuse contro altri per gli stessi reati per i quali viene ripetutamente citata in giudizio'”  (El País, 22-08-2024).

 

Colpi e controcolpi nella guerra commerciale

Oltre a questa valanga di centinaia di milioni di merci a basso costo, nell'ultimo periodo sia gli Stati Uniti che l'Unione Europea hanno imposto dazi sulle auto cinesi (gli Stati Uniti li hanno quadruplicati dal 25% al 100%), oltre ad aumentare le sanzioni statunitensi sui semiconduttori prodotti da TSMC, sui chip NVIDIA, sui macchinari ASML, ecc. e ad estendere le sanzioni a società come Tencent e CATL.

Di fronte ai dazi sulle auto cinesi, il falso socialismo cinese ha gridato: “Gli Stati Uniti calpestano l'economia di mercato” (nel caso in cui qualcuno creda ancora che la Cina sia socialista!) e poi si lamenta “del fatto che gli Stati Uniti chiamino le loro esportazioni di prodotti ‘libero scambio’, ma etichettino come ‘sovraccapacità industriale’ il fatto che la Cina esporti beni con vantaggi comparativi” (Expansión, 15-05-2024).

In ogni caso, l'imperialismo capitalista cinese è passato dal subire passivamente i dazi e le sanzioni a iniziare gradualmente a mettere in atto le proprie misure:

  • “Pechino ha deciso di reagire contro l'UE imponendo dazi tra il 30,6% e il 39% su una serie di marchi europei”. (Expansión, 09-10-2024).
  • “Secondo i media statali cinesi, l'autorità di regolamentazione sta indagando su Nvidia per “presunta violazione della legge antimonopolio’” (Expansión, 10-12-2024).
  • “La Cina ha vietato ieri l'esportazione di prodotti civili e militari a doppio uso a 28 appaltatori della difesa statunitensi per ‘salvaguardare la sicurezza e gli interessi nazionali’. A dicembre, la Cina aveva già annunciato che avrebbe limitato le esportazioni negli Stati Uniti di gallio, germanio, antimonio e grafite” (Expansión, 03-01-2025).

Gli incontri tra i rappresentanti di Stati Uniti e Cina non si sono fermati per tutto il periodo, nonostante la guerra commerciale e tariffaria tra le due potenze capitalistiche. Ne sono un esempio le visite del Segretario di Stato americano nel luglio 2024 o del Consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti nell'agosto 2024 o il ricevimento di una delegazione di borghesi statunitensi da parte del Presidente della Cina nel marzo 2024: “In un incontro con una ventina di imprenditori statunitensi, tra cui Evan Greenberg di Chubb, Stephen Schwarzman di Blackstone e Cristiano Amon di Qualcomm, nella Grande Sala del Popolo di Pechino, Xi ha insistito sul fatto che il suo paese rimane impegnato nelle riforme” (Expansión, 28-03-2024).

La crisi della SOVRAPPRODUZIONE non fa che esacerbare la situazione di CONFLITTO tra banditi imperialisti, tra fratelli nemici: “Appena non si tratta più di ripartire i profitti ma di suddividere le perdite, ciascuno cerca di ridurre il più possibile la propria parte di perdita, e di riversarla sulle spalle degli altri. La perdita per la classe nell’insieme è inevitabile, ma quanto di essa ciascuno debba sopportare, in quale misura debba assumersene una parte, diventa allora questione di FORZA e di ASTUZIA, e la concorrenza si trasforma in una lotta tra fratelli nemici. L’antagonismo fra l’interesse di ogni singolo capitalista e quello della classe dei capitalisti si manifesta allora nello stesso modo come nel periodo di prosperità si era praticamente affermata l’identità di tali interessi per mezzo della concorrenza(Il Capitale, Libro III, Capitolo XV, K. Marx).

 

 

Articolo precedente

Prossimo articolo