L'OPPORTUNISMO DEI "BARBARISTI" DI IERI E DI OGGI
Come sbrogliare il groviglio
Per questo articolo partiremo dall'articolo pubblicato dall'organizzazione spontaneista Grupo Barbaria intitolato "Catastrofe capitalista e teoria rivoluzionaria".
L'articolo dichiara di voler "esplicitare lo schema generale che regge la nostra [del Grupo Barbaria] concezione del processo rivoluzionario e che già germoglia dalle contraddizioni del capitalismo" e, a tal fine, si basa "su quanto sviluppato da un importante testo della sinistra italiana del 1951, Teoria e azione nella dottrina marxista".
La conclusione dell'articolo del Grupo Barbaria, secondo loro derivata dal testo del Partito del 1951, è che non è possibile né l'esistenza effettiva di un Partito formale né l'intervento dei comunisti negli organismi di lotta immediata (sindacato di classe):
- “E non ha senso che noi, come rivoluzionari e comunisti, sbattiamo permanentemente la testa contro il muro del capitale". (Grupo Barbaria).
- “Da qui l'assurdità di pretendere di essere un partito formale senza un movimento del proletariato che si costituisca come classe per sé“ (Grupo Barbaria).
- “Ciò che ci sembra decisivo è la critica dell'idea che sia possibile in ogni momento e in ogni istante essere un fattore attivo di trasformazione della storia, sia negli organismi intermedi sottoposti alla logica del capitale (come i sindacati o gli apparati che partecipano alla contesa elettorale), sia nel tentativo di crearli ex novo attraverso l'impulso delle minoranze organizzate. Sono uno sforzo vuoto, degno di Sisifo” (Grupo Barbaria).
Posizioni trite e ritrite, da tempo confutate
Le conclusioni del Grupo Barbaria sono l'ennesima formulazione di posizioni che il marxismo ha confutato fin dall'inizio e per sempre. Sono le posizioni dell'anarchismo: negazione dell'azione sindacale ed equiparazione al parlamentarismo, negazione del ruolo del partito, ecc.
Francamente, se a volte è utile esporre gli errori contenuti in queste posizioni, per farlo troveremmo altre fonti che li espongono in modo più genuino e coerente. Ma c'è una ragione che ci porta a proseguire in questa analisi.
Qual è l'opportunismo del Grupo Barbaria?
Il motivo è il travisamento, da parte di questo gruppo, delle posizioni sostenute dalla Sinistra Comunista "italiana" in difesa del marxismo; una difesa che è stata portata avanti con assoluta continuità e coerenza per tutto il ciclo come frazione all'interno del Partito Socialista Italiano, come direzione del PC d'Italia e poi come maggioranza all'opposizione, successivamente come Partito Comunista Internazionalista e come Partito Comunista Internazionale. Il travisamento è di tale portata e inoltre così ricorrente che vale la pena soffermarsi ad analizzarlo.
Il Partito conobbe altri " barbaristi " proprio nel periodo in cui fu scritto Teoria e azione nella dottrina marxista. Nonostante la diversa sfumatura nel nome, vedremo che si tratta della stessa sostanza di base. Alla confutazione dei "barbaristi" di ieri il Partito dedicò nel 1953 la serie di testi: "La batracomiomachia", "Il gracidamento della prassi" e "Danza di fantocci: dalla coscienza alla cultura".
Come abbiamo detto allora: “È chiaro che non metterebbe conto di inseguire questi farfalloni, se essi non si accompagnassero alla pretesa di essere l'ultimo sviluppo e moderna espressione del marxismo, anzi di essere quella presentazione del marxismo da cui dovrebbe partire la ripresa contro le degenerazioni indotte nel movimento mondiale dal predominio anche oltre frontiera della moscovita burocrazia di Stato e di partito. Più grave ancora è quando cose del genere, ed anche con maggiore confusione di termini e di tesi, sono avanzate da pretesi coerenti seguaci e continuatori delle opposizioni di sinistra che trent'anni fa presero a combattere contro i primi sintomi dell'opportunismo stalinistico.” (Gracidamento della prassi, 1953).
Teoria e azione nella dottrina marxista (1951)
Il Partito, allora denominato Partito Comunista Internazionalista, tenne una riunione generale a Roma il 1° aprile 1951. Il contenuto di questa riunione fu pubblicato nel Bollettino Interno, n. 1, il 10 settembre 1951 con il titolo "Teoria e azione nella dottrina marxista", composto da due parti: "I- L'inversione della prassi nella teoria marxista" e "II- Partito rivoluzionario e azione economica".
Da questo semplice fatto materiale, senza nemmeno bisogno di iniziare a leggere, è evidente che i compagni che hanno tenuto queste riunioni, che hanno scritto, pubblicato e diffuso questo testo facevano parte di un Partito formale e che non era assolutamente loro intenzione, né la loro posizione né la loro pratica sostenere che il Partito formale non dovesse esistere, anche in un momento di massima depressione come quello del 1951.
Da questo punto in poi, si dovrebbe vergognare chiunque tenti di balbettare un'altra parola cercando di ricavare dal contenuto di questo testo – o di qualsiasi altro testo del Partito – l'impossibilità dell'esistenza del Partito formale anche in tempi di completo dominio della controrivoluzione.
Rompere l'anonimato, un segno di opportunismo
Il testo di cui parliamo è pubblicato sul sito del Grupo Barbaria con il seguente titolo: "Amadeo Bordiga: teoria e azione nella dottrina marxista" nella sezione dei testi di cui viene attribuita la paternità. Non è l'unico testo del Partito presente sul sito del Grupo Barbaria e nei suoi articoli che soffre questa personificazione con nome e cognome.
Questa stessa mania di pubblicare i testi del partito con nome e cognome dell'autore è condivisa dal Grupo Barbaria – e non è un caso – con il centro degenerato dell'ex partito che li ha pubblicato attraverso la casa editrice Iskra e partecipò persino all'aberrante Fondazione Amadeo Bordiga.
Con quale diritto e con quale intenzione il Grupo Barbaria pubblica questo testo di partito con nome e cognome di autore?
Se i compagni che pubblicarono il testo originale lo avessero considerato il prodotto di un autore individuale, se avessero ritenuto opportuno pubblicarlo firmato, se avessero voluto che fosse ripubblicato associandolo a un nome e cognome, lo avrebbero fatto fin dall'inizio. Ma non è stato così. Contrariamente a quanto il Grupo Barbaria avrebbe voluto e a quanto gli fa comodo, non solo questo rapporto ma anche tutti quelli che lo hanno seguito sono apparsi in forma anonima, non come documenti di persone ma come testi di Partito.
Perché il Grupo Barbaria personifica i testi?
La risposta è semplice. Per distorcere il contenuto dei testi e cercare di fargli dire il contrario di ciò che sostenevano i compagni che li hanno scritti e pubblicati, bisogna strappare i testi dal loro contesto, degradarli da testi di partito a documenti di persone.
In quale altro modo il Grupo Barbaria potrebbe sostenere la sua posizione antipartito sulla base di questi testi... di Partito?
A titolo di esempio, il Grupo Barbaria afferma: “In sostanza, come Bordiga ha ampiamente sviluppato negli anni Cinquanta e Sessanta, questa contraddizione tra forze produttive e rapporti sociali di produzione esprime uno scontro tra due modi di produzione: uno che sta perdendo sempre più energia sociale, il capitalismo, e un altro che sta avanzando verso la dissoluzione del vecchio, il comunismo.” (Grupo Barbaria). Provate a vedere dove i nostri "barbaristi" riescono a trovare qualche testo degli anni '50 e '60 del XX secolo firmato da Bordiga! Qui la personificazione serve loro per introdurre una variante della teoria della decadenza e di un gradualismo riformista degno di Gramsci... proprio la posizione che il testo Teoria e azione nella dottrina marxista demolisce senza pietà (vedi sotto il punto 1 del Sommario)!
L'iconificazione dei dirigenti del marxismo non è un fenomeno nuovo, ma una caratteristica abituale dell'opportunismo. Lenin lo spiega bene all'inizio de "Lo Stato e la rivoluzione": “Accade oggi alla dottrina di Marx quel che è spesso accaduto nella storia alle dottrine dei pensatori rivoluzionari e dei capi delle classi oppresse in lotta per la loro liberazione. Le classi dominanti hanno sempre ricompensato i grandi rivoluzionari, durante la loro vita, con incessanti persecuzioni; la loro dottrina è stata sempre accolta con il più selvaggio furore, con l'odio più accanito e con le più impudenti campagne di menzogne e di diffamazioni. Ma, dopo morti, si cerca di trasformarli in icone inoffensive, di canonizzarli, per così dire, di cingere di una certa aureola di gloria il loro nome, a "consolazione" e mistificazione delle classi oppresse, mentre si svuota del contenuto la loro dottrina rivoluzionaria, se ne smussa la punta, la si avvilisce. (…) Tutti i socialsciovinisti – non ridete! – sono oggi "marxisti". (…)
Così stando le cose, e dato che le deformazioni del marxismo si sono diffuse in modo inaudito, compito nostro è, innanzi tutto, ristabilire la vera dottrina di Marx sullo Stato.” (Lo Stato e la Rivoluzione, Lenin, 1917).
Un rappresentante della Sinistra Comunista Italiana dovette avvertire che Lenin non sarebbe sfuggito alla stessa sorte: “Nell'esordio di Stato e Rivoluzione Lenin stesso dice che è fatale che i grandi pionieri rivoluzionari vengano falsificati: come e stato di Marx e dei suoi migliori seguaci. Sfuggirà Lenin stesso a questa sorte? Certamente no (…).” (Lenin nel cammino della rivoluzione, Prometeo, 1924).
Lo stesso militante fu oggetto del metodo di personalizzazione delle posizioni collettive e impersonali che difendeva, in questa occasione ad opera di Bukharin, nell'ultimo discorso all'Esecutivo allargato dell'Internazionale: “Si dice sempre «il sistema di Bordiga, la teoria di Bordiga, la metafisica di Bordiga» e si stabilisce che io qui sono completamente solo, che difendo sempre e soltanto le mie idee personali e la mia critica personale. Si vuol presentare il mio atteggiamento come di natura assolutamente individuale. (…) rappresento di fronte ad essi il pensiero di un gruppo all'interno del movimento comunista (…) Quello che qui rappresento non sono, dunque, idee esclusivamente personali, ma sono l'espressione del pensiero di un intero gruppo.” (Intervento al VI Esecutivo Allargato, 1926).
Lo stesso compagno scriveva in una lettera del 1964: “Quindi basta coi nomi e coi miti fatti di nomi. Male quindi che i compagni non siano educati a capire che non è un argomento decente quello che dice: ‘Amadeo pensa così’.” (lettera del 25 novembre 1964).
E quello stesso compagno, come anonimo militante del Partito, ha potuto partecipare all'avvertimento contenuto nelle Tesi di Milano (1966) della tendenza all'interno del Partito a riprodurre lo stesso meccanismo: “6.- Un altro aspetto regolare e costante del fenomeno opportunista, come si generò nella II Internazionale e come oggi trionfa dopo la rovina ancora peggiore della III, è quello di appaiare il peggiore tralignamento dai principi del partito ad una ostentata ammirazione per i testi classici, per il dettato e l’opera dei grandi maestri e dei grandi capi. Costante caratteristica dell’ipocrisia del piccolo borghese è l’applauso servile alla potenza del condottiero vittorioso, alla grandezza dei testi d’illustri autori, alla eloquenza dell’oratore facondo, dopo di che nell’applicazione si scende alle più spregevoli e alle più contraddittorie degenerazioni. Perciò a nulla vale un corpo di tesi se quelli che lo accolgono con entusiasmo di tipo letterario non riescono poi nella pratica azione ad afferrarne lo spirito e a rispettarlo, e vogliono mascherarne la trasgressione con una più accentuata ma platonica adesione al testo teorico.”
Le Tesi di Milano (1966) si concludono con questo passo lapidario: “Lo sforzo attuale del nostro partito nel suo tanto difficile compito è di liberarsi per sempre dalla spinta traditrice che sembrava emanare da uomini illustri, e dalla funzione spregevole di fabbricare, per raggiungere i suoi scopi e le sue vittorie, una stupida notorietà e pubblicità per altri nomi personali. Al partito non devono mancare in nessuno dei suoi meandri la decisione ed il coraggio di combattere per un simile risultato, vera anticipazione della storia e della società di domani”.
Anche la conclusione delle Considerazioni del 1965 è chiara su questo punto: “La trasmissione da questa tradizione non deformata agli sforzi per rendere reale una nuova organizzazione di partito internazionale senza pause storiche, organizzativamente non si può basare su scelta di uomini molto qualificati o molto informati della dottrina storica, ma organicamente non può che utilizzare nel modo più fedele la linea tra l’azione del gruppo con cui essa si manifestava 40 anni addietro e la linea attuale. Il nuovo movimento non può attendere superuomini né avere Messia, ma si deve basare sul ravvivarsi di quanto può essere stato conservato attraverso lungo tempo, e la conservazione non può limitarsi all’insegnamento di tesi e alla ricerca di documenti, ma si serve anche di utensili vivi che formino una vecchia guardia e che confidino di dare una consegna incorrotta e possente ad una giovane guardia. Questa si slancia verso nuove rivoluzioni che forse non debbono attendere più di un decennio da ora per l’azione sul primo piano della scena storica; nulla interessando al partito e alla rivoluzione i nomi degli uni come degli altri.”
Può qualcuno, agendo onestamente, pubblicare Teoria e azione nella dottrina marxista (1951) o qualsiasi altro testo del Partito apparso in forma anonima, associandovi il nome e il cognome del suo preteso autore?
Le considerazioni e le tesi del 1965 e del 1966
Le Considerazioni e le Tesi del 1965 e del 1966 contengono il bilancio e, allo stesso tempo, l'antidoto alla degenerazione che si è sviluppata successivamente all'interno del Partito come effetto del peso prolungato della controrivoluzione.
Negli anni successivi, al Partito mancò l'energia per applicarle. Avremo occasione di approfondire in questo processo quando ci occuperemo di coloro che ci etichettano contemporaneamente come "sindacalisti" e "genericamente teoricisti", una curiosa combinazione che smaschera l'etichettatore e rivela la sua reale posizione di allora e di sempre: abbandono del lavoro sindacale, attivismo interclassista e revisione delle posizioni fondamentali del Partito.
Le Considerazioni e le Tesi del 1965 e del 1966 si rivolgono al contempo contro la corrente attivista che vuole reintrodurre il centralismo democratico nel Partito, e contro la tendenza mistico-umanistoide-spontaneista che, dopo la loro pubblicazione, abbandona il Partito per fondare la rivista "Invariance".
Questa seconda tendenza è visibile in alcuni articoli apparsi sul giornale del Partito di allora (il Programma comunista) come "La pena di morte", "La dissoluzione della morale sessuale borghese..." e "Origine e funzione della forma partito". È impossibile non vedere il contenuto moralista, mistico, umanistoide e spontaneista di questi articoli, che a volte si manifesta apertamente, a volte si nasconde un po' e si limita a rialzare la testa, e a volte rimane nascosto tra le righe e le ambiguità. È altrettanto impossibile non vedere nelle Considerazioni e Tesi del 1965 e del 1966 una confutazione precisa e persino letterale delle posizioni mistico- umanistoide-spontaneiste di quella corrente, che coincide nel tempo con l'abbandono materiale del Partito da parte dei suoi membri.
La tenacia e la risorgenza del proudhonismo
Ci soffermiamo su tutto questo perché è proprio questa corrente mistico-umanistoide-spontaneista e il suo principale rappresentante (Jacques Camatte) la vera fonte teorica del Grupo Barbaria e, come questa corrente, devono ricorrere a ogni sorta di trucchetti e contorsioni per coprire il fatto che le loro posizioni sono in diretta opposizione a quelle dei testi del Partito in cui cercano di pescare.
Come gli attuali spontaneisti del Grupo Barbaria che vedono l'inizio di un processo rivoluzionario nella mal denominata "primavera araba" o nel 15-M spagnolo (!) e nei movimenti della piccola borghesia ovunque, anche questa corrente spontaneista vide nel maggio '68 "l'apertura di una nuova fase rivoluzionaria", "l'emergere del comunismo", un "rifiuto totale della società del capitale, l'appello a un'affermazione degli uomini, il lancio verso un altro tipo di società" e incolpò il Partito e, naturalmente, il compagno Bordiga, di non aver riconosciuto l'emergere della rivoluzione. A distanza di quarant'anni, è chiaro quale sia stata la valutazione corretta, senza che questo basti a far sì che i nostri spontaneisti smettano di vedere le rivoluzioni emergere a ogni ribollire dell'acqua della piccola borghesia.
Questa mistica umanistoide è condensata nella spiegazione metafisica che il Grupo Barbaria fa di sé stesso: “Ogni volta che nel corso della storia le classi sfruttate sono insorte, hanno portato con sé la stessa barbarie, la stessa (sic) comunità umana contro lo sfruttamento. Barbaria è un luogo che risiede nella memoria (sic). È lì che è custodita la storia millenaria della nostra classe (sic), dalle comunità primitive alla comunità umana mondiale.” (Chi siamo?, Grupo Barbaria).
È parte integrante vitale della nostra posizione di partito il rifiuto dell'integrazione nell'attuale società capitalista in decomposizione, ma il Partito non ha mai detto che la classe proletaria fosse "millenaria" o che tutte le classi rivoluzionarie precedenti rappresentassero "la stessa comunità umana": solo con il capitalismo e la nascita del proletariato moderno nasce una classe la cui missione storica è l'abolizione di tutte le classi, culminando un arco millenario dal comunismo primitivo al comunismo superiore. Chi parla di "proletariato millenario" è un umanista moralista che camuffa la sua essenza sotto la copertura della parola "proletariato", che nella sua bocca significa qualsiasi classe oppressa nella storia, compresa la borghesia e la piccola borghesia rivoluzionaria contro il feudalesimo.
La posizione dei "barbaristi" di oggi è la stessa di quelli di ieri: quella del proudhonismo. Il Partito può dare loro la stessa risposta: “Tutta la concezione delle lotte di classe è ridotta ad una ininterrotta battaglia contro un nemico unico: lo sfruttamento. Il mostro è sempre lui, le vittime in rivolta cambiano: schiavi, servi, salariati e via. Qui siamo in piena Philosophie de la misère alla Proudhon. Roba sepolta nel 1847, altro che insospettabile nel 1848.” (La batracomiomachia, 1953).
Non si tratta di un lapsus nella presentazione: "è un percorso iniziato da quando il primo essere umano si è opposto al potere e allo sfruttamento" (Francia, Grecia, Regno Unito... proletari di tutto il mondo bruciamo il capitalismo!, Grupo Barbaria). Tramite questo completo offuscamento dei caratteri del proletariato, che copre quanto si vuole e di più, si arriva senza macchia al più crasso interclassismo: "Tutte queste rivolte e lotte possono arrivare a guardarsi negli occhi, come parte dello stesso progetto, dello stesso bisogno umano (...) tutte le lotte fanno parte della stessa lotta e tutte sono necessarie per continuare la lotta" (Francia, Grecia, Regno Unito... proletari di tutto il mondo bruciamo il capitalismo!, Grupo Barbaria).
È chiaro che – per gli interessi di quest’impostazione umanista, moralista e interclassista in cui "tutte le lotte" e "tutte le rivolte" (indipendentemente dalla classe che le conduce e dagli interessi di classe che vengono difesi) sono "umane" e fanno parte della stessa lotta, millenni fa come oggi – il Partito Comunista è qualcosa di molto fastidioso ed è meglio che non esista.
Queste conclusioni non sono neppure nuove: “Che percorrano la via storica a rinculoni è provato dal fatto che se divergono sulla data di morte del "partito" (che loro fa orrore in quanto vi sono, a loro dire, i Capi e i Dirigenti) tutti concordano nella tesi che il partito diventa progressivamente meno necessario alla classe. In sostanza sono gente che, grattata, rivela l'idealismo, il moralismo, l'individualismo e la santità della persona, e tutto ciò che hanno capito della faccenda russa è che una disonesta banda di assetati di dominio e di lusso ha fatto sgambetto al proletariato, col mezzo di insinuargli che aveva bisogno di questi due sinistri attrezzi: un governo ed un partito politico, per giunta centralizzati, e che hanno soffocato l'autonomia, chiodo supremo di chiunque è cresciuto nella crassa mentalità borghese superstite sotto gli atteggiamenti vuoti da refrattario... esistenziale.
Perché la tesi esatta è proprio l'opposta: sempre più la classe operaia, nel suo lungo corso storico verso la rivoluzione, ha bisogno del suo partito politico!” (Gracidamento della prassi, 1953).
Sommario della riunione di Roma dell'aprile 1951
C'è un'altra caratteristica curiosa nel modo in cui il Grupo Barbaria ha pubblicato il testo. Si tratta infatti di un collage della pubblicazione originale. Così, i punti del Sommario, della Relazione e dell'Appendice appaiono riordinati.
Se, invece di disperderne i punti costitutivi, si pubblica il Sommario per intero e in modo ordinato (come fu pubblicato nel 1953 nell'opuscolo "Sul Filo del Tempo" insieme a testi fondamentali come "Il cadavere ancora cammina"), esso confuta da solo le conclusioni che il Grupo Barbaria cerca di trarre dal nostro testo base. Riportiamo di seguito il testo del Sommario, evidenziando in grassetto i punti principali che sono stati travisati dallo spontaneismo antisindacale:
“1. Alla situazione di dissesto dell'ideologia, dell'organizzazione e dell'azione rivoluzionaria è falso rimedio fare assegnamento sull'inevitabile progressiva discesa del capitalismo che sarebbe già iniziata e in fondo alla quale attende la rivoluzione proletaria. La curva del capitalismo non ha ramo discendente.
2. La seconda crisi storica internazionale opportunista col crollo della Terza Internazionale risale all'intermedismo, per cui si sono voluti porre scopi politici generali transitori tra la dittatura borghese e quella proletaria. È nozione sbagliata quella che per evitare l'intermedismo rinuncia alle rivendicazioni economiche particolari dei gruppi proletari.
3. La giusta prassi marxista afferma che la coscienza del singolo e anche della massa segue l'azione, e che l'azione segue la spinta dell'interesse economico. Solo nel partito di classe la coscienza e, in date fasi, la decisione di azione precede lo scontro di classe. Ma tale possibilità è inseparabile organicamente dal gioco molecolare delle spinte iniziali fisiche ed economiche.
4. Secondo tutte le tradizioni del marxismo e della Sinistra italiana e internazionale, il lavoro e la lotta nel seno delle associazioni economiche proletarie è una delle condizioni indispensabili per il successo della lotta rivoluzionaria, insieme alla pressione delle forze produttive contro i rapporti di produzione e alla giusta continuità teorica, organizzativa e tattica del partito politico.
5.Se nelle varie fasi del corso borghese: rivoluzionaria, riformista, antirivoluzionaria, la dinamica dell'azione sindacale ha subito variazioni profonde (divieto, tolleranza, assoggettamento), questo non toglie che è indispensabile organicamente avere tra la massa proletaria e la minoranza inquadrata nel partito un altro strato di organizzazioni per principio neutre politicamente ma costituzionalmente accessibili a soli operai, e che organismi di questo genere devono risorgere nella fase di avvicinamento della rivoluzione.”
Il Sommario è sufficiente per ribadire che il lavoro e la lotta all'interno delle associazioni economiche proletarie (sindacati di classe) è una delle condizioni indispensabili per il successo della lotta rivoluzionaria, insieme alla pressione delle forze produttive contro i rapporti di produzione e alla corretta continuità teorica, organizzativa e tattica del... Partito. Questa continuità richiede l'esistenza di questo organismo, del Partito formale, molto prima del momento in cui avviene la polarizzazione delle classi in lotta. La sua esistenza è, in realtà e secondo il testo, una condizione di questa polarizzazione.
Sono le stesse posizioni che la nostra corrente ha sempre difeso, con assoluta continuità: ”È anzitutto evidente che il proletariato non sarebbe maturo ad affrontare i difficilissimi problemi del periodo della sua dittatura, se l’organo indispensabile per risolverli, il partito, non avesse cominciato molto prima a costituire il corpo delle sue dottrine e delle sue esperienze.(...)
Il movimento internazionale comunista deve essere composto non solo da quelli che sono fermamente convinti della necessità della rivoluzione, che sono disposti a lottare per essa a costo di qualunque sacrificio, ma anche da quelli che sono decisi a muoversi sul terreno rivoluzionario anche se le difficoltà della lotta mostreranno la meta più aspra e meno vicina.
Al momento della crisi rivoluzionaria acuta, operando sulla salda base della nostra organizzazione internazionale, noi polarizzeremo intorno a noi gli elementi che oggi sono ancora esitanti, e avremo ragione dei partiti socialdemocratici di varie sfumature.
Se le possibilità rivoluzionarie saranno meno immediate noi non correremo nemmeno per un momento il rischio di essere distratti dal tessere la nostra trama di preparazione e ripiegare alla soluzione di altri problemi contingenti, da cui guadagnerebbe la sola borghesia.” (Partito ed azione di classe, 1921)
Dal Sommario risulta anche che, nonostante la dinamica di integrazione dell'apparato sindacale nelle reti dello Stato borghese, organizzazioni di questo tipo (sindacati di classe non integrati nello Stato) devono risorgere nella fase di avvicinamento alla rivoluzione.
Il Sommario risolve l'assurdo sillogismo in cui è impigliato il Grupo Barbaria per giustificare la sua posizione antipartito: la lotta di classe non è possibile senza il Partito, ma il Partito può nascere solo dalla lotta di classe. Il falso dilemma si risolve con l'affermazione: “Solo nel partito di classe la coscienza e, in date fasi, la decisione di azione precede lo scontro di classe. Ma tale possibilità è inseparabile organicamente dal gioco molecolare delle spinte iniziali fisiche ed economiche”.
Nella sua lettura opportunistica di questo paragrafo, il Grupo Barbaria (come fa anche N+1, l'altra sua fonte di ispirazione oltre a J. Camatte) deduce che il partito può esistere solo in quei momenti (o fasi) in cui la decisione dell'azione precede lo scontro di classe. Questo quando non affermano direttamente che "la volontà e la coscienza non possono mai precedere l'azione" (Grupo Barbaria), cioè la negazione senza ulteriori indugi dell'inversione della prassi e della funzione stessa del Partito.
Ma né l'una né l'altra cosa è quello che dice questo testo fondamentale del Partito, scritto proprio in un momento in cui lo scontro di classe brillava per la sua assenza. Il testo sostiene che solo nel Partito (come organo impersonale e collettivo) la coscienza è il punto di partenza. Il testo aggiunge che, in alcune fasi, la decisione dell'azione del Partito precede e influisce sullo scontro di classe. Sono questi i momenti di effervescenza rivoluzionaria in cui il partito può guidare il movimento sulla strada dell'azione rivoluzionaria. Questi momenti non sono determinati dalla volontà degli individui o delle organizzazioni, ma dall'interazione molecolare degli impulsi fisici ed economici iniziali. È essenziale notare che la locuzione "e, in date fasi,” è aggiunta a questa seconda considerazione e non alla prima. Non avrebbe senso questa precisazione rispetto alla seconda se entrambe fossero sullo stesso piano.
La soluzione dell'enigma, indecifrabile per il Grupo Barbaria, è ovvia per chiunque non sia gravato da pregiudizi spontaneisti. Le condizioni indispensabili per il successo della lotta rivoluzionaria sono: 1) il lavoro e la lotta all'interno delle associazioni economiche proletarie (sindacati di classe), 2) la pressione delle forze produttive contro i rapporti di produzione e 3) la corretta continuità teorica, organizzativa e tattica del Partito. Se manca uno di questi elementi, il successo rivoluzionario non è possibile.
Questo Partito deve portare avanti una corretta continuità teorica, organizzativa e tattica, come pure lavorare e lottare all'interno delle associazioni economiche proletarie. Fin qui abbiamo due delle tre condizioni e queste due da sole non determinano una situazione rivoluzionaria. Manca la terza. Solo quando sono presenti tutte e tre le condizioni si ha una situazione rivoluzionaria e la decisione dell'azione del Partito porta e dirige lo scontro rivoluzionario di classe.
Se mancano le prime due condizioni e c'è solo la terza, non abbiamo una situazione rivoluzionaria e l'esperienza di numerosi insuccessi insegna che quando arriva il momento è troppo tardi per improvvisare queste due condizioni, perché continuità e lavoro corrispondono a processi non casuali o sporadici, ma a processi di preparazione che devono precedere la situazione in cui i risultati devono essere messi in atto con un potenziale storico moltiplicato.
Le Tesi di Lione (1926)
Il contenuto di "Teoria e azione nella dottrina marxista" raccoglie sinteticamente il contenuto delle posizioni difese dalla sinistra nella sua lotta contro la degenerazione dell'Internazionale.
Rileggiamo due passi importanti delle Tesi di Lione del 1926, che non solo: “sono un punto di arrivo se viste sullo sfondo dei sei anni di vita vissuta (giacché i successivi furono anni di morte) della III Internazionale: sono un punto di partenza se viste alla luce della nostra esistenza indipendente di corrente prima e di partito poi, ma soprattutto alla luce delle prospettive avvenire del movimento rivoluzionario proletario”. (La continuità d’azione del Partito sul filo della tradizione della Sinistra, 1966).
Il primo passo stabilisce che: “L'attività del partito non può e non deve limitarsi o solo alla conservazione della purezza dei principii teorici e della purezza della compagine organizzativa, oppure solo alla realizzazione ad ogni costo di successi immediati e di popolarità numerica. Essa deve conglobare IN TUTTI I TEMPI e in tutte le situazioni, i tre punti seguenti:
a) la difesa e la precisazione in ordine ai nuovi gruppi di fatti che si presentano dei postulati fondamentali pragmatici, ossia della coscienza teorica del movimento della classe operaia;
b) l'assicurazione della continuità della compagine organizzativa del partito e della sua efficienza, e la sua difesa da inquinamenti con influenze estranee ed opposte all'interesse rivoluzionario del proletariato;
c) la partecipazione attiva a tutte le lotte della classe operaia anche suscitate da interessi parziali e limitati, per incoraggiarne lo sviluppo, ma costantemente apportandovi il fattore del loro raccordamento con gli scopi finali rivoluzionari e presentando le conquiste della lotta di classe come ponti di passaggio alle indispensabili lotte avvenire, denunziando il pericolo di adagiarsi sulle realizzazioni parziali come su posizioni di arrivo e di barattare con esse le condizioni della attività e della combattività classista del proletariato, come l'autonomia e l'indipendenza della sua ideologia e delle sue organizzazioni, primissimo tra queste il partito.
Scopo supremo di questa complessa attività del partito è PREPARARE le condizioni soggettive di preparazione del proletariato nel senso che questo sia messo in grado di approfittare delle possibilità rivoluzionarie oggettive che presenterà la storia, non appena queste si affacceranno, ed in modo da uscire dalla lotta vincitore e non vinto.” (Tesi di Lione, I.- Questioni generali, 3.- Azione e tattica del partito, 1926).
Il secondo passaggio stabilisce che: “Vi sono situazioni oggettivamente sfavorevoli alla rivoluzione, e lontane da essa come rapporti delle forze (pur potendo esserne meno lontane di altre nel tempo, perché la evoluzione storica presenta – è marxismo – diversissime velocità) in cui il voler essere a tutti i costi partiti di masse e di maggioranza, il volere avere a tutti i costi preminente influenza politica, non si può raggiungere che rinunciando ai principii ed ai metodi comunisti e facendo una politica socialdemocratica e piccolo borghese.
Si deve altamente dire che, in certe situazioni passate, presenti e avvenire, il proletariato è stato, è e sarà necessariamente nella sua maggioranza su una posizione non rivoluzionaria, di inerzia e di collaborazione col nemico a seconda dei casi; e che in tanto, malgrado tutto, il proletariato rimane ovunque e sempre la classe potenzialmente rivoluzionaria e depositaria della riscossa della rivoluzione, in quanto nel suo seno il partito comunista, senza mai rinunziare a tutte le possibilità di coerente affermazione e manifestazione, sa non ingaggiarsi nelle vie che appaiono più facili agli effetti di una popolarità immediata, ma che devierebbero il partito dal suo compito e toglierebbero al proletariato il punto di appoggio indispensabile della sua ripresa.” (Tesi di Lione, I.- Questioni generali, 3.- Azione e tattica del partito, 1926).
La lezione è profonda e di portata storica, ma è semplice da capire per chi non è imbevuto di pregiudizi spontaneisti: 1) ci sono situazioni sfavorevoli in cui il Partito non può avere un'influenza di masse senza rinunciare a essere tale; 2) in queste situazioni, la massa del proletariato può trovarsi in una posizione non solo non rivoluzionaria, ma di inerzia e collaborazione con la classe dominante; 3) ma c'è un elemento la cui esistenza è l'indispensabile punto di appoggio della ripresa della lotta di classe del proletariato: il Partito Comunista; 4) questo Partito non deve mai rinunciare a tutte le possibilità di affermarsi in modo coerente, ma deve evitare le vie più facili che lo sfigurerebbero come tale.
Se l'esistenza del Partito è un punto di appoggio indispensabile per la ripresa della lotta di classe, è chiaro che esso deve preesistere a questa ripresa, è un suo ingrediente necessario. Ed è altrettanto chiaro che non si tratta di un Partito conservato in formolo, ma di un Partito che non rinuncia a tutte le possibilità di affermarsi in modo coerente, anche se ciò è possibile solo in modo limitato. Un altro conto è che la sua crescita e la sua capacità di influenzare la situazione in senso rivoluzionario è inestricabilmente legata allo sviluppo stesso di questa lotta e alle condizioni materiali, alla pressione delle forze produttive.
Come parte della lotta contro la degenerazione dell'Internazionale, la nostra corrente ha combattuto proprio contro la posizione secondo cui una situazione di crisi progressiva del capitalismo sarebbe necessaria per la formazione di partiti comunisti: “È chiaro che, se il nostro partito è un fattore degli avvenimenti, è però nello stesso tempo un loro prodotto; anche se ci riesce di realizzare un partito mondiale veramente rivoluzionario. Ora, in quale senso gli avvenimenti si riflettono in questo partito? Nel senso che il numero dei nostri iscritti aumenta e la nostra influenza sulle masse cresce quando la crisi del capitalismo genera una situazione a noi favorevole. Se invece, in un certo momento, la congiuntura ci diventa sfavorevole, è possibile che le nostre forze si riducano numericamente; ma noi non dobbiamo permettere che la nostra ideologia ne soffra; non solo la nostra tradizione e la nostra organizzazione, ma anche la nostra linea politica deve rimanere intatta.
Se noi crediamo che, per preparare i partiti al loro compito rivoluzionario, dobbiamo sfruttare la situazione di crisi progrediente del capitalismo, ci creiamo uno schema di prospettive completamente sbagliate, perché allora riterremmo necessario per il consolidamento del nostro partito un periodo di lunga e progressiva crisi, e in questo caso la situazione economica dovrebbe farci il piacere di rimanere ulteriormente rivoluzionaria affinché noi possiamo passare all'azione. Se, dopo un periodo di congiuntura incerta, la crisi improvvisamente si acuisce, noi saremo incapaci di sfruttarla, perché, a causa di questo modo sbagliato di vedere le cose, i nostri partiti si troveranno inevitabilmente, in uno stato di smarrimento e di impotenza.” (Intervento al VI Esecutivo Allargato, 1926).
In definitiva, se qualcuno ha letto Partito e classe (1921), Partito e azione di classe (1921), le Tesi di Roma del 1922 o le Tesi di Lione del 1926 ed è giunto alla conclusione che questi testi del Partito difendono l'inesistenza del Partito formale in situazioni storicamente sfavorevoli, ha un serio problema di comprensione di lettura o è un falsificatore intenzionale del loro contenuto.
Tesi caratteristiche (1951)
Nel dicembre dello stesso anno in cui fu pubblicato "Teoria e azione nella dottrina marxista", si tenne a Firenze la riunione generale i cui contenuti furono ulteriormente pubblicati con il titolo Tesi caratteristiche. Come indica il nome, queste Tesi sono fondamentali e caratteristiche della nostra corrente, del Partito.
Riproduciamo qui una breve selezione della parte relativa alla possibilità o meno dell'esistenza del Partito formale nei periodi di massima depressione, sfavorevoli e di passività della classe operaia, da un lato, e dell'intervento del Partito negli organi di lotta immediata, dall'altro:
“I.6.- (...) Mentre considera il sindacato organo insufficiente da solo alla rivoluzione, lo considera però organo INDISPENSABILE per la mobilitazione della classe sul piano politico e rivoluzionario, attuata con la presenza e la penetrazione del partito comunista nelle organizzazioni economiche di classe.
Nelle difficili fasi che presenta il formarsi delle associazioni economiche, si considerano come quelle che si prestano all'opera del partito le associazioni che comprendono solo proletari e a cui gli stessi aderiscono spontaneamente ma senza l'obbligo di professare date opinioni politiche religiose e sociali. Tale carattere si perde nelle organizzazioni confessionali e coatte o divenute parte integrante dell'apparato di Stato.
I.7.- Il partito non adotta mai il metodo di formare organizzazioni economiche parziali comprendenti i soli lavoratori che accettano i principi e la direzione del partito comunista. (...) Compito del partito nei periodi sfavorevoli e di passività della classe proletaria e di prevedere le forme e incoraggiare la apparizione delle organizzazioni a fine economico per la lotta immediata, che nell'avvenire potranno assumere anche aspetti del tutto nuovi, dopo i tipi ben noti di lega di mestiere, sindacato d'industria, consiglio di azienda e così via. Il partito incoraggia sempre le forme d'organizzazione che facilitano il contatto e la comune azione tra lavoratori di varie località e di varia specialità professionale, respingendo le forme chiuse. (...)
IV.4.- Oggi, nel pieno della depressione, pur restringendosi di molto le possibilità d'azione, tuttavia il partito, seguendo la tradizione rivoluzionaria, non intende rompere la linea storica della preparazione di una futura ripresa in grande del moto di classe, che faccia propri tutti i risultati delle esperienze passate. Alla restrizione dell'attività pratica non segue la rinuncia dei presupposti rivoluzionari. Il partito riconosce che la restrizione di certi settori è quantitativamente accentuata ma non per questo viene mutato il complesso degli aspetti della sua attività, né vi rinuncia espressamente.
IV.8.- Il partito, malgrado il ristretto numero dei suoi aderenti, determinato dalle condizioni nettamente controrivoluzionarie, non cessa il proselitismo e la propaganda dei suoi princìpi in tutte le forme orali e scritte, anche se le sue riunioni sono di pochi partecipanti e la stampa di limitata diffusione. (...)”
Ritornando alle considerazioni del 1965
Con un metodo tipico dell'opportunismo, il Grupo Barbaria prende termini specifici del Partito e gli dà un significato diverso togliendoli dal loro contesto naturale, per vestirsi di una profondità di analisi le cui conclusioni sono tradite.
Non è niente di nuovo né una cosa che può stranirci, lo stalinismo trionfò sulla corrente marxista appropriandosi dei termini marxisti e pubblicando le opere complete di Marx, Engels e Lenin in tutte le lingue.
Un esempio è il concetto di "ionizzazione" o "polarizzazione" delle molecole sociali. Questo concetto appare nel punto 6 delle Considerazioni sull'organica attività del Partito quando la situazione è storicamente sfavorevole del 1965 ed è citato nell'articolo del Grupo Barbaria, ma senza citare la fonte.
In realtà, basterebbe leggere il titolo del testo in questione per rendersi conto della sua totale contraddizione con le posizioni del Grupo Barbaria, dato che tratta chiaramente dell'attività del Partito formale in una situazione storicamente sfavorevole. Per questo motivo il Grupo Barbaria se ne guarda bene dal dire da quale testo sta citando, ma come si può usare questo testo e citare addirittura l'intero punto 6 nascondendo ciò che viene detto subito dopo nei punti 7 e 8 dello stesso testo?
“7.- Quali, in questo periodo sfavorevole, le conseguenze sulla dinamica organica interna del partito? Abbiamo sempre detto, in tutti i testi più sopra citati, che il partito non può non risentire dei caratteri della situazione reale che lo circonda. Quindi i grandi partiti proletari che esistono sono necessariamente e dichiaratamente opportunisti.
È fondamentale tesi della Sinistra che IL NOSTRO PARTITO NON DEVE PER QUESTO RINUNZIARE A RESISTERE, ma deve sopravvivere e trasmettere la fiamma lungo lo storico "filo del tempo". È chiaro che sarà un partito piccolo, non per nostro desiderio od elezione, ma per ineluttabile necessità. (...)
8.- Dato che il carattere di degenerazione del complesso sociale si concentra nella falsificazione e nella distruzione della teoria e della sana dottrina, è chiaro che il piccolo partito di oggi ha un carattere preminente di restaurazione dei principi di valore dottrinale, e purtroppo manca dello sfondo favorevole in cui Lenin la compì dopo il disastro della prima guerra. Tuttavia, non per questo possiamo calare una barriera fra teoria e azione pratica; poiché oltre un certo limite distruggeremmo noi stessi e tutte le nostre basi di principio. Rivendichiamo dunque tutte le forme di attività proprie dei momenti favorevoli nella misura in cui i rapporti reali di forze lo consentono.” (Considerazioni sull'organica attività del Partito quando la situazione è storicamente sfavorevole, 1965).
E poco più avanti, dedicato ai "camattiani" e ai "barbaristi" di oggi, si chiarisce la posizione del Partito su un punto cruciale, anch'esso molto manipolato da queste correnti: “12.- Partito storico e partito formale (...) Da ciò nessun militante odierno può inferire il diritto ad una scelta: di avere le carte in regola col "partito storico", e infischiarsi del partito formale.” (Considerazioni sull'organica attività del Partito quando la situazione è storicamente sfavorevole, 1965).
La "via facile" e la pigrizia del piccolo-borghese
All'inizio di questo articolo abbiamo visto come il Grupo Barbaria affermava: “E non ha senso che noi, come rivoluzionari e comunisti, sbattiamo permanentemente la testa contro il muro del capitale". (Grupo Barbaria). Questa è una dichiarazione di principi, una vera e propria confessione del loro vero orientamento: la rivoluzione cadrà dal cielo.
Il Partito ha stabilito una diagnosi precisa per questo tipo di ragionamento che vale la pena ricordare:
“Una fondamentale caratteristica del fenomeno che Lenin con termine ammesso da Marx ed Engels chiamò, trattandolo a ferro rovente, opportunismo, sta nel preferire una via più breve più comoda e meno ardua a quella più lunga più disagiata ed irta d’asprezze sulla quale sola si può attuare il pieno incontro tra l’affermazione dei nostri princìpi e programmi, ossia dei nostri massimi scopi, e lo svolgersi dell’azione pratica immediata e diretta nella reale situazione del momento. (...) Questa verifica ottenuta nell’arco di un’immensa scala storica (...) ci conduce al monito che il partito eviti ogni decisione o scelta che possa essere dettata da desiderio di ottenere buoni risultati con minore lavoro o sacrificio. Un simile impulso può sembrare innocente, ma traduce l’animo infingardo dei piccoli borghesi ed ubbidisce alla suggestione della norma basilare capitalistica di ottenere il massimo profitto con minimi costi.” (Tesi di Milano, 1966).
Continuità delle posizioni del Partito
La posizione del Partito è stata sempre quella di difendere allo stesso tempo che la rivoluzione non è il prodotto di un mero atto di volontà e che non esistono ricette meccaniche per scatenarla, che questo non significa che si debba rinunciare all'esistenza del Partito formale e a tutte le forme di manifestazione coerente di esso che la situazione consente, che l'esistenza del Partito è una condizione indispensabile per la ripresa della lotta in senso rivoluzionario, così come lo sono la rinascita di uno strato di organizzazioni di lotta di tipo sindacale non integrate nell'apparato dello Stato borghese, in cui il partito sia riuscito ad acquisire un'influenza apprezzabile, e la contraddizione materiale generata dalla pressione delle forze produttive.
La continuità e la coerenza delle posizioni del Partito è incrollabile e ininterrotta attraverso le varie Tesi e i testi fondamentali. Come si legge in un testo del 1958 del Partito: “Le formule e i termini possono essere falsificati da traditori e da deficienti, ma il loro uso è sempre una bussola sicura quando è continuo o concorde.”
Dopo quanto detto, è chiaro che la posizione della nostra corrente, del Partito e anche, se vogliamo, quella del compagno Bordiga (che certamente ha avuto un ruolo fondamentale nella stesura di queste Tesi, anche se non si tratta di "suoi" scritti ma di testi anonimi del Partito, espressione di un movimento impersonale e organico, per decisione di tutti gli implicati), non ha nulla a che vedere con le conclusioni che il Grupo Barbaria cerca di trarre dalla lettura distorta dei testi del Partito.
Il vero DNA politico del Grupo Barbaria in termini di organizzazione è riassunto da loro stessi nell'altro articolo citato: "L’autonomia proletaria. La direzione della lotta è dei proletari stessi, al di fuori e contro qualsiasi organizzazione che cerchi di inquadrarci. Lottiamo in modo indipendente, per noi stessi." (Francia, Grecia, Regno Unito... proletari di tutto il mondo bruciamo il capitalismo!, Grupo Barbaria).
È a questo che "Partito e Classe" risponde dal 1921: ”Questo rende più chiaro il senso della verità fondamentale: il partito è solo una parte della classe. Guardando all’immagine fissa ed astratta della società, chi vi scorgesse una zona, la classe, ed in essa un piccolo nucleo, il partito, cadrebbe facilmente nella considerazione che tutta la parte della classe, la maggioranza quasi sempre, che resta fuori del partito, potrebbe avere peso maggiore, maggiore diritto. Ma per poco che si pensi che in quella grande massa restante gli individui non hanno ancora coscienza e volontà di classe, vivono per il proprio egoismo, o per la categoria, o per il campanile, o per la nazione, si vedrà che allo scopo di assicurare nel movimento storico l’azione d’insieme della classe, occorre un organismo che la animi, la cementi, la preceda, la INQUADRI - è la parola - si vedrà che il partito è in realtà il nucleo vitale, senza di cui tutta la rimanente massa non avrebbe più alcun motivo di essere considerata come un affasciamento di forze.” (Partito e classe, 1921).
A chiunque pensi davvero, come dichiara di pensare il Grupo Barbaria, che "la direzione della lotta appartiene ai proletari stessi", va posta una domanda che cade a fagiolo: perché non vi sciogliete e lasciate che i "proletari stessi" si dirigano "indipendentemente" e "da soli"?
Se il Grupo Barbaria avesse un minimo di onestà politica direbbe: siamo contro tutte le posizioni politiche della Sinistra Comunista Italiana e siamo in particolare contro tutto ciò che A. Bordiga ha specificamente difeso e scritto (con o senza la sua firma), noi siamo tutto ciò contro cui questo compagno ha combattuto per tutta la vita. Ma questo impedirebbe loro di giocare il ruolo di confusione e travisamento del marxismo e della sinistra per coprire le loro posizioni mistico-moraliste-umanistoidi da un lato e le loro posizioni spontaneiste-antisindacali-antipartitiche dall'altro.
Non vogliamo quindi illudere nessuno che ci si possa aspettare questo atto di onestà politica.