Sommario Per il Comunismo n.7 

 

  

IL CICLO STORICO DELLA DEGENERAZIONE DELLA III INTERNAZIONALE (III)

 

 

1920- Occupazione delle fabbriche in Italia

Subito dopo il II Congresso dell'Internazionale, l'agitazione continua in Italia. Durante l'anno si erano verificate occupazioni di fabbriche, un movimento che si è diffuso massicciamente nel mese di settembre. Di fronte a questa situazione, il governo ordinò di non aprire il fuoco contro i lavoratori, ma di preparare l'assedio e attendere che l'azione dimostrasse la sua stessa insufficienza e i lavoratori fossero costretti ad abbandonarla.

Le forze repressive dello Stato potevano controllare la situazione fintanto che i lavoratori rimanevano nella loro azione sterile all'interno delle fabbriche, ma non avrebbero potuto sgomberarli e, contemporaneamente, difendere le posizioni dello Stato borghese. La classe operaia confinata nelle fabbriche (con o senza continuazione del lavoro) non rappresentava alcun pericolo. Al contrario, la classe operaia cacciata dalle fabbriche e posta in una situazione di confronto diretto con le forze dello Stato sarebbe stata un pericolo rivoluzionario.

Il risultato finale dell'azione fu una situazione di sconfitta, demoralizzazione e scoraggiamento della classe operaia. Questo è il risultato necessario di azioni che, presentandosi come massimaliste e definitive, non possono svilupparsi in senso rivoluzionario perché mancano delle premesse necessarie: il rovesciamento del potere borghese e la conquista del potere politico da parte della classe proletaria.

"La fabbrica sarà conquistata dalla classe lavoratrice – e non solo dalla rispettiva maestranza, che sarebbe troppo lieve cosa e non comunista – soltanto dopo che la classe lavoratrice tutta si sarà impadronita del potere politico. (...)" (Prendere la fabbrica o prendere il potere?, 1920).

    

1920- Fusione della 'sinistra' dell'USPD (Partito Socialdemocratico Indipendente) con il KPD

Nel dicembre avviene la fusione della sinistra dell'USPD (indipendenti) con il KPD. Si tratta di un errore tattico organizzativo in senso federalista che riflette la volontà di ampliare l'influenza con qualsiasi mezzo, anche se ciò mina l'omogeneità politica interna del Partito e viene ottenuto attraverso trattative di tipo parlamentare con i dirigenti di altre correnti. Il numero di 440.000 membri raggiunto in questo modo non resisterà alla prova dei mesi: si ridurrà di meno della metà (180.000) nell'estate del 1921.

 


  • Luglio 1914 – Inizio della Prima Guerra Mondiale (fallimento della 2ª Internazionale)
  • 1917 – Rivoluzione di febbraio e ottobre in Russia
  • 1917 – Intervento militare straniero e guerra civile in Russia
  • Marzo 1918 – Trattato di Brest-Litovsk
  • Novembre 1918 – Sollevamento di Kiel
  • Novembre 1918 – Fine della Prima Guerra Mondiale
  • Dicembre 1918 – Fondazione del Partito Comunista di Germania (KPD)
  • Gennaio 1919 – Assassinio di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht da parte della socialdemocrazia
  • Marzo 1919 – I Congresso della 3ª Internazionale
  • Marzo-agosto 1919 – Repubblica Sovietica d'Ungheria (la partecipazione dei socialdemocratici la fa scoppiare)
  • Aprile 1919 – Repubblica Sovietica di Baviera
  • Marzo-aprile 1920 – 'Putsch' di Kapp/Lüttwitz e sollevamento della Ruhr
  • Maggio 1920 – Tesi della Frazione Comunista Astensionista del PSI
  • Luglio-agosto 1920 – II Congresso della 3ª Internazionale  “21 condizioni di ammissione”
  • Agosto 1920 – Sconfitta dell'esercito rosso a Varsavia

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  • Settembre 1920 – Occupazione delle fabbriche in Italia
  • Dicembre 1920 – Fusione della 'sinistra' dell'USPD con il KPD
  • Gennaio 1921 Fondazione del Partito Comunista d'Italia
  • Gennaio 1921 – ‘'Lettera aperta' del KPD al SPD e ai sindacati
  • Marzo 1921 – Fallimento della Azione di marzo in Germania
  • Giugno-luglio 1921 – III Congresso della 3ª Internazionale  “conquista delle masse” (della maggioranza…)
  • Dicembre 1921 – Risoluzione dell'Esecutivo dell'Internazionale Comunista:  “fronte unico politico”

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  • Gennaio 1922 – Tesi sula tattica del Partito Comunista d’Italia (Roma)
  • Febbraio 1922 – I Esecutivo Allargato
  • Aprile 1922 – Conferenza congiunta con l'Internazionale 2ª e la 2ª ½
  • Giugno 1922 – II Esecutivo Allargato  “governo operaio”
  • Agosto 1922 – sottomissione del PCC al Kuomintang
  • Ottobre 1922 – Marcia su Roma
  • Novembre 1922 – Progetto di Tesi presentato dal PC d’Italia al IV Congresso
  • Novembre-dicembre 1922 - IV Congresso della 3ª Internazionale  “governo operaio e contadino”
  • Gennaio 1923 – Occupazione francese della Ruhr
  • Febbraio 1923 – Arresto dei dirigenti del PC de Italia, Togliatti è messo nella direzione del PCd’I dall’Internazionale
  • Giugno 1923 – “Bolscevismo nazionale” in Germania
  • Ottobre 1923 – Entrata dei ministri comunisti nei governi di Sassonia e Turingia (e scioglimento militare successivo)
  • Gennaio 1924 – Morte di Lenin
  • Giugno-luglio 1924 – V Congresso della 3ª Internazionale  “bolscevizzazione”
  • Giugno 1924 – Assassinio di Matteotti e farsa dell'Aventino
  • Aprile 1925 – Elezioni presidenziali di Hindenburg in Germania
  • Gennaio 1926 – Tesi della Sinistra al III Congresso del Partito Comunista d’Italia (Lyon)
  • Febbraio 1926 – VI Esecutivo Allargato
  • Marzo 1926 – Tradimento della rivoluzione in Cina (massacro di Shanghai e Canton in 1927)
  • Maggio 1926 – Tradimento dello sciopero dei minatori in Inghilterra (Comitato anglo-russo)
  • Dicembre 1926 – VII Esecutivo Allargato  “socialismo in un solo paese”, sconfitta dell’opposizione russa
  • Ottobre 1929 – Crollo del 29
  • 1936, 1938 – Processi di Mosca
  • Maggio 1937 – Eventi di maggio '37 durante la Guerra Civile Spagnola
  • Settembre 1939 – Inizio della seconda guerra mondiale
  • Maggio 1943 – Scioglimento formale della 3ª Internazionale 

 

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1921- Fondazione del Partito Comunista d'Italia (Livorno)

La Frazione Comunista Astensionista riesce a imporre la scissione, trascinando i massimalisti di sinistra e la corrente dell'Ordine Nuovo, costituendo il Partito Comunista d'Italia (Sezione dell'Internazionale) basato su un programma strettamente marxista e in linea con il II Congresso della Terza Internazionale

Dalla nascita del Partito Comunista d'Italia (Sezione della Internazionale Comunista) a Livorno nel 1921, inizia un movimento all'interno dell'Internazionale guidato dalla direzione del KPD (Clara Zetkin e Paul Levi) e sostenuto dal Partito Comunista Francese, a difesa di Serrati, contro la scissione avvenuta e per la riunificazione immediata con il Partito Socialista[1]Il centrismo che si diffuse ampiamente all'interno dell'Internazionale cercava di distruggere l'unico Partito Comunista creato in Europa seguendo esattamente il modello stabilito dal II Congresso.

La liquidazione della scissione è stata respinta da Lenin, ma il III Congresso ha approvato una richiesta di fusione con il PSI se questo avesse espulso Turati. Come ha detto Humbert-Droz: "'Livorno' era diventato uno spettro nell'Internazionale, l'esempio da evitare a tutti i costi". Questa era la valutazione del tolstoiano designato delegato per i paesi latini dall'Internazionale sull'unico Partito Comunista che aveva rispettato le condizioni di ammissione del II Congresso... La richiesta di fusione sarà ripetuta al IV Congresso, dopo che il PSI avrà espulso la destra riformista da quel partito, ma non si è mai realizzata a causa di un cambiamento successivo all'interno dello stesso PSI.

 

1921- Lettera aperta del KPD alla SPD

P.Levi, che sarebbe stato espulso pochi mesi dopo dal Partito e dall'Internazionale per la sua azione traditrice nell'azione di marzo, inviò a nome del KPD una lettera aperta alla SPD.

Questo fu uno dei primi precursori di un metodo delle lettere aperte che si diffuse a partire dalla deviazione tattica del fronte unico politico e che rovinerà la Terza Internazionale snaturandone il contenuto politico comunista.

 

1921- Azione di marzo in Germania

Le giornate di marzo furono provocate dall'occupazione della polizia di un distretto minerario per disarmare i lavoratori, a cui il KPD rispose con una chiamata insurrezionale priva di preparazione sufficiente, trasformando una lotta difensiva in un'offensiva priva delle premesse adeguate. La dirigenza del KPD (P. Levi) criticò pubblicamente i militanti combattenti come golpisti dopo la sconfitta, quando stavano subendo la repressione da parte dello Stato borghese.

L'azione di marzo in Germania evidenziò l'instabilità della tattica del KPD, che oscillava dalla passività, prima degli eventi imprevisti e non desiderati né preparati, all'estremismo verbale e all'improvvisazione successivi. Dalla tattica di passività, inerzia e parlamentarismo precedenti ("lettera aperta" al SPD, partito al governo, a gennaio dello stesso anno), si passava improvvisamente a un'estremizzazione offensiva condannata al fallimento per mancanza di preparazione adeguata, e si concludeva con la denuncia pubblica dei militanti.

Il vero pericolo era la consolidazione di un empirismo ed eclettismo situazionistico in cui si rifletteva la scarsa omogeneità ideologica, già presente fin dall'origine nel partito tedesco, e successivamente aggravata dalla fusione affrettata con gli indipendenti di sinistra.

 

1921- III Congresso della Terza Internazionale

Il III Congresso[2] è stato segnato dall'azione di marzo in Germania e si è posto come compito fondamentale la conquista delle masse, della maggioranza della classe operaia. La valutazione del Congresso considerava ancora il proletariato in posizione offensiva, in mezzo a un ottimismo un po' forzato e artificiale.

La formula della maggioranza della classe operaia non aveva per Lenin una connotazione democratica: "La conquista della maggioranza non è certo intesa da noi in modo formale come la intendono i paladini della democrazia filistea… Quando nel luglio 1921, a Roma, tutto il proletariato – il proletariato riformista e il proletariato centrista del partito di Serrati – ha seguito i comunisti contro i fascisti, è avvenuta la conquista della maggioranza della classe operaia da parte nostra… Si trattava soltanto di una conquista parziale, momentanea, locale. Ma era la conquista della maggioranza" (Lenin, Lettera ai comunisti tedeschi, 14 agosto 1921). Ma la parola maggioranza è rimasta lì e aveva certamente una connotazione democratica per la stragrande maggioranza dell'Internazionale (vedi l'ingrossato ma inefficace Partito Cecoslovacco con i suoi 400.000 militanti). Di fatto si è imposto, nelle deviazioni tattiche che sarebbero arrivate poco dopo.

Si tratta, in ogni caso, di una formula ambigua e troppo ampia che non specifica dove e entro quale termine dovrebbe essere calcolata questa maggioranza e che, a causa della sua ambiguità, si è trasformata di fatto in un rafforzamento della concezione democratico-aritmetica dell'azione dei partiti. Come sintetizzato nelle Tesi di Napoli (1965)"Il III Congresso aveva giustamente constatato che non era sufficiente (già nel 1921 si poteva prevedere che la grande ondata rivoluzionaria seguita alla fine della guerra nel 1918 andava raffreddandosi e che il capitalismo avrebbe tentato controffensive sia nel campo economico che in quello politico) avere formato partiti comunisti strettamente impegnati al programma dell'azione violenta, della dittatura proletaria e dello Stato comunista, se una larga parte delle masse proletarie restava accessibile alle influenze dei partiti opportunisti, da tutti noi allora considerati come i peggiori strumenti della controrivoluzione borghese e che avevano le mani lorde del sangue di Carlo e di Rosa. Tuttavia la Sinistra comunista non accettò la formula che fosse condizione all'azione rivoluzionaria (deprecabile come iniziativa blanquista di piccoli partiti) la conquista della «maggioranza» del proletariato (tra l'altro non si seppe mai se si trattasse del vero proletariato salariato o del «popolo», includente contadini proprietari e microcapitalisti, artigiani ed ogni altro piccolo borghese). Tale formula della maggioranza col suo sapore democratico destava un primo allarme, purtroppo verificato dalla storia, che l'opportunismo potesse rinascere introdotto sotto la solita bandiera dell'omaggio ai concetti mortiferi di democrazia e di conta elettorale."

La Sinistra era sempre stata d'accordo sulla necessità di riunire le condizioni di influenza necessarie del Partito all'interno del proletariato per intraprendere l'azione offensiva, avendo espresso con precisione le condizioni e gli elementi di valutazione nelle Tesi della Frazione Comunista Astensionista del PSI (1920) (III, punto 14) e, tra marzo e il Congresso, in Partito e azione di classe (1921), precisando che il numero era un elemento, ma non l'unico né il più determinante.

Il Congresso espulse P. Levi (l'inauguratore del metodo poi generalizzato delle lettere aperte, nel gennaio dello stesso anno) per aver criticato l'azione di marzo nella sua sconfitta, tradendo così i militanti che avevano combattuto, e confermò l'esclusione del PSI dall'Internazionale dopo la costituzione del PC d'Italia, sebbene con un mandato di fusione per il secondo se il primo avesse espulso la sua evidente ala riformista di destra.

Lenin dovette ammettere in seguito che, nello sviluppo del III Congresso, si era collocato all'estrema destra per timore di una svolta troppo di sinistra: "Devo confessare che ho commesso un errore al III Congresso dell'Internazionale Comunista anche per eccesso di cautela. In questo congresso mi trovavo sul fianco dell'estrema destra." (Lenin, Note di un pubblicista, 1923).

Lenin, in Note di un pubblicista, espone con estrema precisione il contenuto, le prospettive e la situazione del momento della rivoluzione iniziata nell'ottobre del 1917:

"Il proletariato russo si è innalzato nella sua rivoluzione ad un’altezza gigantesca non soltanto rispetto al 1789 e al 1793, ma anche rispetto al 1871. Bisogna rendersi conto quanto più lucidamente, chiaramente ed evidentemente possibile, di che cosa propriamente noi abbiamo 'portato a termine' e che cosa invece no: allora la nostra testa rimarrà fredda, non proveremo né la nausea né le illusioni né l’abbattimento.

Noi 'abbiamo portato a termine' la rivoluzione democratico-borghese in modo così 'pulito' come mai ancora era avvenuto nel mondo. È questa una conquista grandissima, che nessuna forza potrà toglierci. (...) Noi abbiamo creato il tipo dello Stato sovietico, inaugurando così un’epoca nuova nella storia mondiale, l’epoca del dominio politico del proletariato che ha preso il posto dell’epoca del dominio della borghesia. Anche ciò non può più esserci tolto, sebbene soltanto l’esperienza pratica della classe operaia di più paesi possa “portare a termine” il tipo di Stato sovietico.

Ma noi non abbiamo terminato neppure le fondamenta dell’economia socialista. Le forze ostili del capitalismo agonizzante possono ancora distruggercele. Bisogna rendercene conto nettamente e riconoscerlo apertamente, poiché non v’è nulla di più pericoloso che le illusioni (e la vertigine, soprattutto a grande altezza). E non v’è assolutamente nulla di “terribile”, nulla che possa dare legittimamente adito al minimo scoraggiamento, nel riconoscere questa amara verità, poiché noi abbiamo sempre professato e ripetuto quella verità elementare del marxismo secondo cui la vittoria del socialismo richiede gli sforzi congiunti degli operai di più paesi avanzati. Ebbene, noi siamo ancora soli e, in un paese arretrato e anche più rovinato degli altri, abbiamo fatto più di quanto fosse credibile."

 

1921- Risoluzione dell'Esecutivo dell'Internazionale Comunista sul 'Fronte unico'

Il 28 dicembre 1921, l'Esecutivo della Terza Internazionale pubblica una risoluzione in cui modifica la valutazione della situazione, considerando che la borghesia era passata all'offensiva (in realtà la fase era cambiata molto prima) e stabilisce la tattica del fronte unico con la Seconda Internazionale e la Seconda e Mezza.

Con questa risoluzione si riprendeva il metodo inaugurato da P. Levi nel gennaio 1921 (lo stesso che era stato espulso nell'agosto successivo per la sua condotta dopo l'azione di marzo) dell'invio di lettere aperte ai partiti socialdemocratici.

È vero che la risoluzione dell'Internazionale insisteva sul mantenimento dell'assoluta indipendenza del partito, come premessa irrinunciabile del fronte unico politico: ma l'indipendenza non è una categoria metafisica; è un fatto reale, che viene distrutto non solo nell'ipotesi estrema della costituzione di comitati misti d'azione o alleanze parlamentari (per non parlare poi, come sarà richiesto in seguito, delle alleanze governative), ma anche in quella più embrionale delle lettere aperte e delle proposte di azione comune che fin dall'inizio si sa che saranno certamente respinte e, proprio perché respinte, saranno utilizzabili per smascherare l'avversario.

Il fronte unico politico con la socialdemocrazia significava ritrovarsi con i traditori del 1914 da cui tanto aveva faticato a separarsi, con i carnefici della rivoluzione e assassini dei comunisti in Europa e in Russia, con un agente larvato della borghesia, significava dimenticare “La funzione della socialdemocrazia” (febbraio 1921). Ciò avrebbe dovuto inevitabilmente produrre il doppio effetto di confondere il proletariato nel suo complesso e di trascinare i partiti comunisti nella tattica e nell'azione pratica della socialdemocrazia, sacrificando di fatto la loro indipendenza politica.

Nelle contemporanee Tesi sulla questione dei risarcimenti, si accenna anche alla possibile partecipazione comunista a un governo operaio, anticipando il prossimo smarrimento tattico e l'infelice ingresso nei governi di Sassonia e Turingia nell'ottobre 1923: "Il problema se i comunisti in Germania debbano entrare o no in un governo operaio, non è di principio ma d’opportunità [!!!]. La decisione di esso dipende dal grado di forza che la classe proletaria possiede nel momento in cui assume il governo, e rispettivamente dalle possibilità che si offrono di aumentare immediatamente questa forza.”

 

(La pubblicazione di questa serie, iniziata su “Per il Comunismo” nº5 come risultato del lavoro di studio collettivo dell'assemblea generale dell'agosto 2023, continuerà nei prossimi numeri della rivista)


 

[1] A questo riguardo, rimandiamo il lettore al lavoro “Traccia per il chiarimento delle divergenze tattiche tra l’I.C. e la Sinistra Comunista d’Italia” pubblicato in due parti su Il Comunista n. 63 (settembre 2019) e su Il Comunista n. 66 (luglio 2021).

[2] Dopo le manovre di pressione contro il neonato Partito Comunista d'Italia (gennaio 1921), le deviazioni tattiche del partito tedesco (fusione con la sinistra dell'USPD nel dicembre 1920 e lettere aperte nel gennaio 1921) e le conseguenze della cosiddetta azione di marzo (marzo 1921), prima del Terzo Congresso (giugno-luglio 1921), che doveva riflettere il peso di tutti questi problemi, furono pubblicati “Partito e classe” (aprile 1921) e il testo “Partito e azione di classe” (maggio 1921). Il lettore troverà a pagina 6 di questa rivista una serie di estratti di questi due testi fondamentali nell'articolo “Non si creano né i partiti né le rivoluzioni. Si dirigono i partiti e le rivoluzioni”.

 

 

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