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SPEZZARE LA CAMICIA DI FORZA DEL "SINDACALISMO" INTEGRATO NELLO STATO BORGHESE
Contro cosa lottano le banche centrali?
Nei commenti e nelle decisioni delle banche centrali (Fed, BCE, BoE) si ripete un ritornello: l'evoluzione del "mercato del lavoro". In breve, un mercato del lavoro "forte" (con molta domanda di lavoro e pochi disoccupati) è un problema per la borghesia e i rialzi dei tassi d'interesse mirano a cercare di rendere più difficili le contrattazioni per riequilibrare la domanda e l'offerta a favore dei padroni e rallentare l'aumento dei salari. Più o meno esplicitamente, tutti lo hanno detto: "La BCE è favorevole a un ulteriore aumento dei tassi di interesse per frenare l'aumento dei salari". (Expansión, 07-03-2023).
Il pretesto e il vero motivo
Il pretesto delle banche centrali (evitare che gli aumenti salariali causino inflazione) è stato confutato già nel 1865 da K. Marx. Ma questo non significa che esse non abbiano un interesse di classe (borghese) molto concreto e fondato nell'agire contro gli aumenti salariali. Nella confutazione troviamo la spiegazione di questo interesse di classe della borghesia: “Un aumento generale dei saggi salariali comporterebbe una diminuzione del saggio generale di profitto, ma non inciderebbe, in termini generali, sui prezzi delle merci.” (Salario, prezzo e profitto, K. Marx).
Il plusvalore e la merce della forza lavoro
Una delle scoperte scientifiche più importanti per la classe operaia è che l'unica fonte di profitto è il plusvalore, ottenuto attraverso lo sfruttamento della classe operaia:
“Nello stato attuale della produzione la forza-lavoro dell’uomo non solo produce in un giorno un valore superiore a quello che essa possiede e a quello che costa; ad ogni nuova scoperta scientifica, ad ogni nuovo perfezionamento tecnico questa eccedenza del suo prodotto giornaliero sul suo costo giornaliero aumenta, cioè si riduce quella porte della giornata di lavoro in cui l’operaio produce l’equivalente del suo salario, e si allunga perciò d’altro lato quella parte della giornata in cui egli deve regalare al capitalista il suo lavoro senza essere pagato.” (Introduzione di F. Engels a Lavoro salariato e capitale).
Le contraddizioni della situazione attuale
Il capitalismo è ancora immerso in una serie di contraddizioni che abbiamo illustrato in "El Comunista" nº68 (pp. 12 e 13) e in "El Comunista" nº69 (p.28).
Da un lato, la borghesia vede con preoccupazione una persistente carenza di manodopera in alcuni settori, una riduzione delle ore lavorate per lavoratore e della popolazione occupata, mentre contemporaneamente il tasso di disoccupazione rimane basso (negli USA ha raggiunto il 3,5%, il più basso degli ultimi 40 anni). Parallelamente, si sta verificando un'ondata di licenziamenti massicci, iniziata nel settore tecnologico ma che si sta espandendo in generale ad altri settori dell'aristocrazia operaia e che, alla fine di questo primo trimestre del 2023, tra Stati Uniti ed Europa, ha raggiunto la somma di "158.000 licenziamenti, di cui almeno 21.000 (13%) in Europa, rispetto al 10% di gennaio". (Expansión, 10-04-2023).
Come riflesso dell'inflazione c’è stata un'ondata di scioperi in tutto il mondo, soprattutto nei settori dell'aristocrazia operaia ma non solo, che ha esercitato una pressione al rialzo (anche se insufficiente) sui salari. E, mentre si assiste a un aumento esponenziale della robotizzazione (cfr. pag. 23 de Il comunista n. 70), la popolazione invecchia e il tasso di natalità diminuisce.
Sovrappopolazione operaia relativa
Il capitalismo ha bisogno di produrre, e lo fa, un esercito industriale di riserva per le esigenze di espansione del suo processo di accumulazione e come condizione di vita del suo stesso regime:
“(…) una sovrappopolazione operaia è il prodotto necessario della accumulazione ossia dello sviluppo della ricchezza su base capitalistica (…) una delle condizioni d’esistenza del modo di produzione capitalistico. Essa costituisce un esercito industriale di riserva (…) crea per i mutevoli bisogni di valorizzazione di esso il materiale umano sfruttabile sempre pronto, indipendentemente dai limiti del reale aumento della popolazione.” (il Capitale, Libro I, Sezione 7ª, Cap. XXIII). È proprio la carenza di questo esercito industriale di riserva in alcuni settori una delle fonti di tormento per la borghesia, ma non è l'unica.
La borghesia è incompatibile con la società
Oltre a questo esercito industriale di riserva fluttuante che entra ed esce dalla produzione, il capitalismo genera una massa sempre crescente di lavoratori improduttivi ai fini dell'accumulazione capitalistica. Questo sistema, che si basa sullo sfruttamento della classe operaia, è costretto a sostenerli, anche se miseramente, attraverso sussidi, indennità e pensioni. Non si tratta di un fenomeno nuovo o imprevisto: “(…) la borghesia non è in grado di rimanere ancora più a lungo la classe dominante della società e di imporre alla società le condizioni di vita della propria classe come legge regolatrice. Non è capace di dominare, perché non è capace di garantire l'esistenza al proprio schiavo neppure entro la sua schiavitù, perché è costretta a lasciarlo sprofondare in una situazione nella quale, invece di esser da lui nutrita, essa è costretta a nutrirlo.” (Manifesto del Partito Comunista, 1848).
Il capitalismo ha già dimostrato con i forni crematori durante la Seconda Guerra Mondiale qual è la sua soluzione finale a questa contraddizione, e una parte della borghesia dimostra di esserne ben consapevole: "Il Fondo chiede, tra le altre misure, di ridurre i sussidi e di ritardare l'età pensionabile in vista del "rischio che le persone vivano più a lungo del previsto"" (El País, 11-04-2012).
Per l'abolizione del lavoro salariato
Finché esisterà il capitalismo, la forza-lavoro sarà una merce soggetta alle leggi che governano l'anarchia della produzione mercantile: "La condizione di esistenza del capitale è il lavoro salariato" (Manifesto del Partito Comunista, 1848). Queste leggi includono la necessità periodica della distruzione delle forze produttive già create e delle merci prodotte in eccesso, compresa la merce forza-lavoro.
Potremo porre fine a questa situazione solo quando metteremo fine al carattere di merce della forza-lavoro della classe operaia:
“[La classe operaia] deve comprendere che il sistema attuale, con tutte le miserie che accumula sulla classe operaia, genera nello stesso tempo le condizioni materiali e le forme sociali necessarie per una ricostruzione economica della società. Invece della parola d'ordine conservatrice: "Un equo salario per un'equa giornata di lavoro", gli operai devono scrivere sulla loro bandiera il motto rivoluzionario: "SOPPRESSIONE DEL SISTEMA DEL LAVORO SALARIATO".” (Salario, prezzo e profitto, K. Marx, 1865).
La necessità del sindacalismo di classe
Fin dalle sue origini il marxismo ha affermato con chiarezza la stretta e necessaria relazione tra la lotta immediata (con i suoi limiti), il cui organo è il sindacato di classe, e la prospettiva rivoluzionaria, il cui organo è il partito comunista.
“Ogni tanto vincono gli operai; ma solo transitoriamente. Il vero e proprio risultato delle lotte non è il successo immediato, ma il fatto che l'unione degli operai si estende sempre più. (…) Questa organizzazione dei proletari in classe e quindi in partito politico torna ad essere spezzata ogni momento dalla concorrenza fra gli operai stessi. Ma risorge sempre di nuovo, più forte, più salda, più potente.” (Manifesto del Partito Comunista, 1848).
“(...) significa forse ciò che la classe operaia deve rinunciare alla sua resistenza contro gli attacchi del capitale e deve abbandonare i suoi sforzi per strappare dalle occasioni che le si presentano tutto ciò che può servire a migliorare temporaneamente la sua situazione? Se essa lo facesse, essa si ridurrebbe al livello di una massa amorfa di affamati e di disperati, a cui non si potrebbe più dare nessun aiuto. (…) Se la classe operaia cedesse per viltà nel suo conflitto quotidiano con il capitale, si priverebbe essa stessa della capacità di intraprendere un qualsiasi movimento più grande.” (Salario, prezzo e profitto, 1865, K. Marx).
Il senso di questi passaggi è tanto profondo quanto determinante: una classe che si trascina dietro un'esistenza di umiliazioni, che viene calpestata e schiacciata senza nemmeno sentire l'impulso a ribellarsi e a intraprendere una lotta immediata contro questa situazione, si trova incapacitata di abolire la schiavitù a cui è sottomessa.
Un altro esempio della fetida integrazione sindacale
Se all'ultimo congresso della CCOO in Spagna ha partecipato il capo dell'associazione padronale CEOE (cfr. "El Comunista" n. 67, p. 27), all'ultimo congresso della CGIL ha partecipato la presidente del governo italiano. Per alcuni, il motivo dello scandalo è l'appartenenza parlamentare della suddetta: il partito folcloristicamente filofascista Fratelli d'Italia. La presenza della ministra del Lavoro spagnola (del falsamente chiamato Partito Comunista di Spagna) sarebbe motivo di plauso. Tuttavia, al di là della diversa veste parlamentare, la loro essenza politica è la stessa ed è ben riassunta dalla prima ministra italiana: “"Ma oggi è il 17 marzo, la Giornata dell'Unità Nazionale. (...) Con questa presenza, con questo dibattito, oggi possiamo davvero provare a celebrare l'unità nazionale. Perché l'unità non è l'annullamento dell'opposizione, che ha un ruolo educativo per qualsiasi comunità. L'unità è l'interesse superiore, il destino comune che dà senso all'opposizione.” Erano 27 anni che nessun primo ministro partecipava e parlava al congresso della Cgil (...) il segretario uscente l'ha chiamata qualche settimana fa e l'ha invitata all'incontro. "Il sindacato dialoga con tutti senza pregiudizi"(…).” (El País, 18-03-2023).
È solo un altro segno della puzzolente integrazione delle grandi organizzazioni cosiddette sindacali e della completa perdita del loro carattere di sindacato di classe. Tutti gli animali dello zoo parlamentare agiscono secondo il contenuto politico-sociale della Carta del Lavoro fascista (1927), base di tutta l'attuale legislazione europea e mondiale sul lavoro: “Nel contratto colletivo di lavoro trova la sua espressione concreta la solidarietà tra i vari fattori della produzione, mediante la conciliazione degli opposti interessi dei datori di lavoro e dei lavoratori, e la loro subordinazione agli interessi superiori della produzione.”
Il fascismo: sconfitto militare ma vincitore sociale
Dalla fine del secondo massacro mondiale, fu chiaro che: “(…) la dinamica sindacale seguita ininterrottamente a svolgersi nel pieno senso del controllo statale e della inserzione negli organismi amministrativi ufficiali. Il fascismo, realizzatore dialettico delle vecchie istanze riformiste, ha svolto quella del riconoscimento giuridico del sindacato in modo che potesse essere titolare di contratti collettivi col padronato fino all'effettivo imprigionamento di tutto l'inquadramento sindacale nelle articolazioni del potere borghese di classe. Questo risultato è fondamentale per la difesa e la conservazione del regime capitalista appunto perché l'influenza e l'impiego di inquadrature associazioniste sindacali è stadio indispensabile per ogni movimento rivoluzionario diretto dal partito comunista.” (Partito rivoluzionario ed azione economica, 1951).
Questa è stata la valutazione senza equivoci del Partito dopo la ricostituzione della C.G.L. come C.G.I.L. (con la "i"): “non possono mascherare il fatto che anche la Confederazione che rimane coi socialcomunisti di Nenni e Togliatti non si basa su di una autonomia di classe. Non è una organizzazione rossa, è anche essa una organizzazione tricolore CUCITA SUL MODELLO MUSSOLINI.” (Le scissioni sindacali in Italia, 1949).
Condannati nel carcere sindacale integrato?
Mentre alcuni vogliono farci rinunciare all'organizzazione sindacale consegnandola alla classe dominante, altri vogliono rinchiuderci nel carcere sindacale integrato. Né una cosa né l'altra.
Già le tesi dell'Internazionale chiariscono che, sebbene non siamo scissionisti per principio nel piano sindacale, i comunisti: “5. (…) non devono arretrare di fronte ad una scissione delle organizzazioni sindacali, se la rinuncia alla scissione dovesse equivalere alla rinuncia al lavoro rivoluzionario nei sindacati, alla rinuncia al tentativo di farne uno strumento della lotta rivoluzionaria, alla rinuncia all’organizzazione dei settori più sfruttati del proletariato”. (II Congreso della Internazionale Comunista di 1920).
Le Tesi Caratteristiche del nostro Partito, dopo aver sottolineato che “7. Il partito non adotta mai il metodo di formare organizzazioni economiche parziali comprendenti i soli lavoratori che accettano i principi e la direzione del partito comunista”, impongono un compito ai militanti e allo stesso Partito: “(…) Compito del partito nei periodi sfavorevoli e di passività della classe proletaria e di prevedere le forme e incoraggiare la apparizione delle organizzazioni a fine economico per la lotta immediata (...)”. (Tesi Caratteristiche, 1951).
La funzione del sindacalismo integrato è quella di controllare ogni piccolo barlume di organizzazione di classe anche per la lotta immediata: integrarlo e, se resiste, denunciarlo e soffocarlo.
La funzione dei comunisti è l'opposta: stimolare questa lotta immediata mostrandone i limiti, elevare politicamente i lavoratori che la conducono, collegarla all'obiettivo superiore dell'abolizione del lavoro salariato, della rivoluzione comunista.
Se noi - marxisti - disertiamo questa funzione, rimane solo l'azione dell'opportunismo e le cuciture della camicia di forza mussoliniana non possono essere spezzate.
Questa funzione può essere svolta oggi solo ORGANIZZANDO IL SINDACATO DI CLASSE, FUORI E CONTRO IL CARCERE SINDACALE DEL MOVIMENTO OPERAIO per il quale vale il nome di sindacalismo democratico, sussidiato, sportello di “risorse umane”, azienda di servizi sindacali, ecc.
PARTITO COMUNISTA INTERNAZIONALE –“PER IL COMUNISMO” – aprile 2023 – pcielcomunista.org – @pcielcomunista